Meno microspie, meno sicurezza

Tra i pilastri dello Stato di diritto c’è la lotta al crimine per garantire sicurezza ai propri cittadini. Tra gli strumenti a disposizione delle forze dell’ordine per combattere questa quotidiana guerra, un posto importante è occupato dalle intercettazioni telefoniche ed ambientali.

Ora, con il disegno di legge che di fatto renderebbe le intercettazioni inutili, ponendo limitazioni di tempo e di merito, uno dei pilastri di quella sicurezza tanto sbandierata da questo governo verrebbe a crollare. Diminuire le intercettazioni vorrebbe dire dare campo libero a stupratori, pedofili e intrallazzatori d’ogni risma.

Chi vota questa legge sbandiera, a parole, una lotta alla sicurezza che, nei fatti, si traduce in una lotta ALLA sicurezza, perché porre un limite alle intercettazioni favorisce i criminali, e porre un limite al merito delle intercettazioni stesse impedisce di perseguire altri reati di cui si venga a conoscenza con l’ascolto nascosto. Ad esempio, se si intercettano le conversazioni di un trafficante di stupefacenti, e durante una conversazione il suo interlocutore si vanta di un omicidio, tale telefonata non può essere usata come prova a carico.

Nel parlamento italiano siedono persone condannate in via definitiva, e persone che hanno una esperienza e conoscenza del diritto tale da consentir loro di comprendere le implicazioni di tale legge, di capire che porre un freno all’utilizzo di microspie può essere cosa gradita al Presidente del Consiglio, ma di sicuro non lo è per i cittadini elettori, che vedrebbero drasticamente diminuire la loro sensazione di sicurezza.

La legge sulle intercettazioni ha come semplice scopo quello di impedire che vengano perseguiti i reati che nel 1992 avevano portato a Tangentopoli, quell’intreccio di favori e clientele che permette ad un certo mondo dell’industria e della politica di prosperare alla faccia dei cittadini.

Ci si nasconde inoltre dietro il pretesto del “costo elevato” delle intercettazioni telefoniche, dimenticandosi che il beneficio per lo Stato è ben maggiore. Non solo, ad avvantaggiarsi possono essere le casse stesse dello stato, come ad esempio nell’inchiesta sui cosiddetti “furbetti del quartierino”, costata circa 8 milioni di euro all’Erario.

Gli imputati di tale inchiesta hanno versato circa 340 milioni di euro come patteggiamento, contribuendo in maniera diretta a coprire il costo di tutte le intercettazioni effettuate sul territorio nazionale nel corso dell’anno.

Insomma, a parole ci si batte per la sicurezza dei cittadini e la certezza della pena, nei fatti si favorisce il crimine, che come ben sappiamo è rapidissimo ad adattarsi, perché i ladri vanno sempre più veloci delle guardie, con o senza intercettazioni. E se si tolgono strumenti alle guardie, i ladri continueranno ad agire sempre più impuniti, sempre più arroganti, in spregio delle leggi. E’ questo il concetto di sicurezza per i cittadini che il governo Berlusconi ha in mente?

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3 Comments

  1. maria 26 Giugno 2009
  2. Endoacustica 26 Giugno 2009
  3. maria 28 Giugno 2009

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