Minigonna Galeotta: tempi di liberazione sessuale?

Tempi di liberazione sessuale? Tempi di sfruttamento del corpo femminile?

Tutto questo, e contemporaneamente, molto di più si nasconde dietro la minaccia di multa che un solerte vigile newyorkese ha cominato ad una giovane turista olandese, rea di muoversi in bicicletta nel caotico traffico di New York indossando una minigonna molto mini.

Troppo belle le sue gambe, troppo lunghe, troppo catalizzatrici degli sguardi maschili, tanto da rischiare seriamente di compromettere la sicurezza stradale. Verità o leggenda metropolitana? Non è dato saperlo, perché della vicenda vi è solo il racconto della giovane donna olandese, che non ha voluto fare il nome del vigile troppo… cosa?

Bacchettone, preoccupato della pubblica incolumità o, maliziosamente insinuiamo, semplicemente, troppo interessato a osservare da vicino il corpo del reato? Ai posteri l’ardua sentenza. Vero è che il corpo femminile, se esposto in modo piuttosto esplicito, è stato causa di qualche tamponamento anche in Italia. Soprattutto è stato causa di non poche polemiche.

Il bello, si sa, attrae. Altrimenti non avrebbe senso sfruttare la bellezza del corpo nel mondo della pubblicità. Nessuno però ha mai riportato notizia di un incidente stradale o di turbamento pubblico causato dall’esibizione del corpo maschile.

Come mai? La risposta potrebbe nascondersi nel meccanismo che sottende la diversa risposta agli stimoli di natura sessuale da parte di maschi e femmine. Nell’uomo gli stimoli visivi sono fondamentali, ecco perché non è difficile per un maschietto distrarsi al volante per ammirare le belle gambe di una ciclista. Nella donna il desiderio si accende maggiormente attraverso stimoli più “intellettuali”.

Ecco spiegato perché la giovane ciclista è stata fermata da un “lui” e non da una “lei”, ed ecco perché il corpo femminile viene abbondantemente sfruttato e colpevolizzato per la propria avvenenza. La minigonna fu galeotta, ma lo sguardo del vigile…

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