Missione di Pace in Libia e immobilismo in Siria

Un sibilo dal cielo. Un bagliore improvviso. Un boato assordante. E poi nulla più. È ormai da mesi che la NATO, l’organizzazione del trattato dell’Atlantico del nord, bombarda la Libia per costringere il dittatore Gheddafi a dimettersi dal suo ruolo di despota.

La “missione di pace” è iniziata per permettere ai ribelli di sopravvivere alla repressione del tiranno, il quale non vuole loro concedere talune libertà. La missione ha finora provocato morti anche tra i civili fedeli al rais.

È di ieri la notizia, chissà quanto veritiere, che un altro figlio di Gheddafi avrebbe perso la vita dopo un bombardamento aereo da parte degli alleati europei.

C’è da chiedersi se è possibile chiamarla ancora missione di pace o se frattanto si sia modificata, diventando qualcosa d’altro. Non si vede ancora la via d’uscita dal conflitto, con i due schieramenti che si attaccano logorandosi a vicenda, senza che si venga a decretare un vincitore ed un vinto. Intanto in altre parte del Medio Oriente altri dittatori reprimono il proprio popolo.

In Siria, ad esempio, il dittatore Bashar Al Assad vessa i manifestanti con ogni mezzo, invando contro di loro il suo esercito munito di ogni arma, persino dei mezzi cingolati. Ma perché lì nessuno interviene?

Leave a Reply

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *