Nucleare: Fukushima e il dolore del Giappone

Giappone. L’unico paese ad aver sperimentato l’incubo atomico durante la seconda guerra mondiale, si trova ora ad affrontare un’altra tragedia legata all’utilizzo dell’atomo.

Fukushima, con i suoi 4 reattori, devastati dal terremoto prima, dallo tsumani poi, riempie da giorni le prime pagine dei giornali.

Abbiamo visto il dolore di tutta una nazione, abbiamo visto le immagini del fumo uscire dai reattori, abbiamo visto un popolo intero scosso, ancora una volta, da una catastrofe. Ma quello che fa pensare è la grande compostezza del popolo giapponese, l’ordine che comunque regna nelle città distrutte che si vede nelle immagini televisive delle file di persone in attesa di ricevere cibo o di essere visitate per controllare il livello di contaminazione.

E quel minuto di silenzio, esattamente a una settimana dal terremoto, in cui tutti, soccorritori, lavoratori, vecchi e bambini si sono fermati, capo chino e sguardo a terra, per rendere omaggio alle vittime (oltre 24.000 mila tra morti e dispersi). E ora torna la paura della contaminazione. L’acqua di Tokyo è stata prima dichiarata insalubre per i bambini, ora l’allarme acqua sembra essere rientrato, ma livelli alti si riscontrano in coltivazioni nei ditorni della centrale.

La paura si è spostata anche in Europa ma sembra che i livelli della nube siano insignificanti. Cosa insegna questa tragedia? Cosa può imparare il vecchio continente? Sicuramente la prudenza, perchè l’energia atomica, quando è innescata, difficilmente è controllabile. Fukushima insegna, prendiamone atto.

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