Oscar Luigi Scalfaro: il Presidente anti-Berlusconi

La notte tra il 28 e 29 gennaio 2012, a Roma, si è spenta l’esistenza di Oscar Luigi Scalfaro,  Presidente della Repubblica italiana dal 1992 al 1999.

Questa figura politica così complessa, uno dei pochi deputati dell’assemblea costituente del 1946 ancora presenti in Parlamento, ha avuto di certo una carriera invidiabile: prima Presidente della Repubblica, poi Presidente della Camera, del Senato e Ministro per lungo tempo.

Scalfaro è stato per molti anni protagonista della politica italiana e, inevitabilmente, è stato anche al centro di numerose polemiche, originatesi soprattutto durante il periodo di Tangentopoli. Ma sarà bene ricordare alcuni episodi salienti successivi alla sua  ascesa al Quirinale.

Cattolico rigoroso, Scalfaro diventa Presidente nel maggio del 1992, il giorno dopo l’uccisione del giudice  Falcone. In quel momento, un’epoca si era appena chiusa.

Due anni dopo, infatti, cavalcando l’onda di Tangentopoli e dell’anti-politica, la coalizione di Berlusconi salì al Governo.  Ma ben presto la Lega di Bossi, sotto l’insistente (anche se non palese) influenza  di Scalfaro,  si staccò dall’Alleanza  e Berlusconi fu costretto alle dimissioni.

Fu così che, senza elezioni, iniziò il Governo Dini. Un governo che, nonostante la provenienza di Dini dal Partito berlusconiano, fu invece aspramente criticato dallo stesso centro-destra, ricevendo al contempo forte appoggio dal centro-sinistra. Da quel momento, la crisi politica italiana è diventata sempre più evidente.

La strana situazione politica di quei tempi fu  dovuta anche agli errori di Bossi e Berlusconi, ma ebbe sicuramente come perno principale proprio il Presidente Scalfaro che, in un clima di cambiamento così radicale, sognava invece un ritorno alla Prima Repubblica, in nome della quale si opponeva fermamente all’innovazione portata dal berlusconismo.

Cattolico rigoroso e conservatore, infatti, egli, pur non svolgendo mai ruoli di primo piano all’interno del suo partito democristiano, credeva fermamente in un politica di piena adesione alla Carta costituzionale e al centrismo di De Gasperi; la “novità” del berlusconismo, dunque, era da ritenersi un affronto a quei principi costituzionali alla cui stesura egli stesso aveva contribuito.

Ma l’Italia di quei tempi aveva purtroppo bisogno di una seria ed efficiente opera di riforma costituzionale, di un sistema socio-politico più moderno. L’opera di Scalfaro dunque, seppur aderente ai principi di una politica basata sull’umiltà, ha purtroppo contribuito a fomentare una crisi che si è purtroppo aggravata fino ai nostri giorni, arrivando al  disperato invito ad un “auto-riforma” da parte del Presidente Napoletano.

Oscar Luigi Scalfaro, forse, non fu l’uomo più adatto a diventare Presidente in quei complessi anni Novanta. La sua integrità morale, però, insieme al suo forte carattere e ad una robusta aderenza della sua opera a ideali profondi fanno di lui una grande personalità ed un italiano esemplare.

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