Papà hooligan aggredisce calciatore di 8 anni!

Si sa, in Italia il problema della violenza negli stadi è tutt’altro che risolto.

E purtroppo non bisogna per forza andare in Serie A per rendersene conto di quanto la realtà sia grave.

Il problema parte dal basso, parte anche da genitori scalmanati che si rendono protagonisti di episodi incresciosi. Magari gli stessi genitori che poi davanti alla tv sbraitano contro gli ultras, gli hooligan e quant’altro. E succede quasi ogni domenica sui campi meno nobili, anche in categorie minori che vedono impegnati ragazzi di 6 anni.

Durante una partita del Campionato Pulcini (!) in provincia di Latina, un genitore, vedendo che la squadra del proprio figlio stava perdendo per 8-1, ha pensato bene di minacciare un calciatore avversario, reo di aver fatto diversi gol. Il papà hooligan non ha accettato il fatto che il ragazzino (8 anni) abbia umiliato la squadra del figlio, e dopo aver tentato di aggredirne i genitori ha pensato bene di inseguirlo per il campo con fare minaccioso e insultandolo pesantemente.

L’uomo, dopo essere stato identificato è stato subito denunciato per reati di percosse e maltrattamenti verso minori. Purtroppo di casi così nelle realtà del calcio di provincia ne succedono spesso. I genitori che dovrebbero dare l’esempio spesso assumono atteggiamenti vergognosi, senza capire che il calcio è solo un gioco. E per dei ragazzi di 8 anni alla base di tutto dovrebbe esserci il divertimento e non lo shock di venire aggrediti solo per aver segnato dei gol.

Un episodio vergognoso, che dovrebbe far riflettere, è impensabile assistere ancora a queste scene.Atteggiamenti del genere sono la rovina del calcio, che non è più uno sport. La mentalità violenta va estirpata dal basso, da quei genitori che pensano che il proprio figlio sia Messi e creano scompiglio durante i match. A quell’altra categoria di genitori che grida di picchiare l’arbitro perchè ha ammonito un giocatore della squadra del proprio figlio(considerare che spesso gli arbitri nella categorie minori sono ragazzini  di 16 anni che hanno appena finito il corso AIA). Se già i genitori (e anche gli allenatori a volte) si comportano cosi, per delle partite di ragazzini, poi sembra quasi ovvio che i loro figli in campo si sentano legittimati a comportarsi male.

Non bisogna meravigliarsi se poi anche certi giocatori di serie A in campo sono dei veri maleducati. Tutto parte dal basso, dalla radice, da chi dovrebbe insegnare l’educazione ai propri figli, ma che invece ha dimenticato la sua.

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