Pistole d’oro: il fenomeno del caro-benzina

Il prezzo dei carburanti continua ad aumentare, oltre alla speculazione delle multinazionali mancava l’aumento dell’iva dell’1% per aprire le porte a nuovi aumenti ”giustificati”. Ma voi sapete realmente cosa pagate per ogni litro di benzina? E per quale motivo il Governo non frena questa situazione?

Il fenomeno del caro-benzina non riguarda solo l’Italia, ma l’Europa nel suo insieme, a causa della speculazione internazionale: i prezzi vengono modificati ogni volta che la scusa è buona. Il Natale o il periodo estivo, l’arrivo dell’inverno, l’aumento dei consumi ad esempio. Il Platt’s è il listino ufficiale dei carburanti già raffinati, per consegne a distanza di tre mesi.

Il prezzo del greggio non c’entra, così come non c’entra, almeno direttamente, il cambio euro-dollaro; conta solo il prezzo attuale dei carburanti per consegne differite. Nei momenti di calo dell’offerta ecco che chi aveva accumulato scorte precedentemente le rivende a prezzi molto più alti, ricavando molti più introiti di una normale vendita commerciale.

E i prezzi in Europa si muovono sempre all’unisono con il Platt’s, anche se non vi è legame diretto fra i due valori. Infatti quello è un listino futuro, mentre oggi si vendono carburanti prodotti mesi fa e gran parte di essi deriva da petrolio estratto dai giacimenti di proprietà delle compagnie.

La benzina quindi non viene considerata un prodotto da vendere e sul quale far valere le economie di scala e le leggi sulla concorrenza, ma moneta di scambio, denaro contante, come l’oro che si vende alla quotazione ufficiale anche se è stato pagato la metà. Le compagnie petrolifere ovviamente si difendono affermando che non sono loro a gestire la speculazione, ma non fanno nemmeno nulla per affrancarsi dal Platt’s, cioè dal prezzo futuro stabilito dagli speculatori.

Ecco perchè all’inizio del 2011 i prezzi di benzina e gasolio sono aumentati ancora, nonostante però il prezzo del greggio fosse sceso a 90 dollari al barile e l’euro avesse acquisito forza nei confronti del dollaro. Oggi continuano a fluttuare verso l’alto, tra leggere flessioni e aumenti sporadici, arrivando ad essere molto più alti di quando il petrolio aveva toccato i 150 dollari al barile.

La parte più pesante e anche indigesta del prezzo dei carburanti è rappresentata dalle accise, ossia le tasse specifiche applicate sugli idrocarburi. In Italia dal 50 al 60% del prezzo alla pompa. Non siamo tra i Paesi più esosi, ma occupiamo le prime posizioni: la benzina è tassata fino a sfiorare 0,8 euro/l, il gasolio un pò meno.

Ma il nostro Fisco applica in aggiunta l’iva del 21% sul prezzo di vendita, tasse comprese. Quindi, paradosso dei paradossi, il Fisco è felice ad ogni aumento del costo industriale. Basta pensare che nel solo 2008 lo Stato ha incassato più di 36 miliardi di euro dalle sole tasse sui carburanti, più di quanto incassano gli Emirati Arabi vendendo petrolio. Riflettete gente, riflettete…

Leave a Reply

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *