Primarie PD: cosa dice la mozione Renzi-Martina

Tutto su come l’ex Premier vuole tornare in campo

Congresso PD, Primarie del 30 aprile

Com’è ormai impossibile non sapere, il prossimo 30 aprile gli elettori del Partito Democratico saranno chiamati ai gazebo a scegliere il loro Segretario Nazionale dei prossimi quattro anni, con elezioni primarie aperte agli iscritti e ai semplici elettori, compresi minorenni di età maggiore ai sedici anni e immigrati residenti in Italia da più di cinque.
A correre per la posizione numero di Via del Nazareno saranno in tre: Michele Emiliano (barese, 57 anni), Presidente della Regione Puglia; Andrea Orlando (spezzino, 48 anni), Ministro della Giustizia; e Matteo Renzi (fiorentino, 42 anni) Segretario uscente ed ex Presidente del Consiglio, che si candida in ticket con Maurizio Martina (calcinatese [Bergamo], 38 anni), oggi Ministro delle Politiche Agricole, in pectore di fare da Vice dell’eventuale Segretario Renzi.

La mozione Renzi-Martina sarebbe al momento in significativo vantaggio: infatti, la prima fase del Congresso del Partito Democratico, quella riservata solo ai suoi 420mila iscritti, si è conclusa formalmente con la Convezione Nazionale del 9 aprile, e de facto il 2 aprile con la chiusura del voto nei circoli. Il risultato, al netto di una percentuale di affluenza di circa il 65%, è stato questo: per Matteo Renzi, il 68% dei voti circa; per Andrea Orlando, il 25% dei voti circa; per Michele Emiliano, l’8% dei voti circa. È da specificare che si tratta di una fase meramente preliminare, volta a selezionare coloro che accederanno alle elezioni primarie aperte: è quindi solo dai risultati di queste ultime che si deciderà colui che sarà il sesto Segretario del PD, e quel voto potrebbe essere potenzialmente in grado di sconfessare in toto gli equilibri fin qui delineatesi. La partita, quindi, è ancora aperta.

Con le sue 40 pagine, il testo della mozione congressuale Renzi-Martina vuole essere il manifesto con cui Matteo Renzi dà inizio alla suo secondo atto nel palcoscenico della politica italiana. La notte del 4 dicembre, con la sonora bocciatura a referendum di quella che, a detta di molti, era la riforma più importante dei suoi mille giorni di Governo, ossia la riforma della Seconda Parte della Costituzione Repubblicana, è irrimediabilmente terminato un ciclo, che ha portato alle sue dimissioni prima da Palazzo Chigi e poi da Leader dei Democratici, con pesanti strascichi come una notevole flessione nelle intenzioni di voto per il Partito e la scissione della sua ala più di sinistra. L’esito delle elezioni primarie prossime, quindi, sarà determinante per capire se ci sarà una seconda vita in politica per l’ex Sindaco di Firenze.

I contenuti della mozione

Il documento si apre dichiarando quale obiettivo si propone: essere alternativa efficace e riuscita ai populismi del nostro tempo, in particolare quelli di matrice nazionalista e xenofoba. Se la nuova sfida della politica mondiale risiede nella dicotomia apertura-chiusura, la tesi della mozione non ammette alcun dubbio: il futuro non appartiene a chi sfoga paure e insicurezze nell’illusorio sentimento di protezione dato dai muri e delle frontiere, ma a chi saprà coniugare le sfide dei nostri giorni nel mondo globale, tenendo insieme diritti individuali e diritti sociali, “merito e bisogno”, con un forte ancoraggio, quindi, ai valori e ai principi più profondi della Costituzione nata dalla Resistenza.

  1. E quel “qualcuno” che può riuscirvi è proprio la politica: una politica popolare e democratica, inclusiva, partecipata, che sia ben predisposta al dialogo sociale e in grado di risolvere i problemi della vita quotidiana delle persone rilanciando le sfide del riformismo, tenendosi alla larga delle soluzioni semplicistiche e demagogiche (quindi le non-soluzioni) dei populisti, ma anche, come diceva Antonio Gramsci, da quell’errato elitarismo “che sa, ma non sente”.

La dimensione entro la quale è possibile realizzare questo progetto è, quindi, quella europea. Europa che assume grande protagonismo nella proposta congressuale, al punto che Matteo Renzi ha annunciato che chiuderà la sua campagna elettorale a Bruxelles.
Un’Europa da rifondare, secondo il terzo capitolo della mozione, per darle finalmente piena vita, attraverso un progressivo cammino di integrazione che ci conduca fino agli Stati Uniti d’Europa, e con una riforma delle Istituzioni politiche che la renda più vicina ai cittadini: su tutto, la proposta dell’elezione diretta del Presidente della Commissione Europea, la cui introduzione nei Trattati si propone di anticipare attraverso le primarie transnazionali per la scelta del candidato del Partito Socialista Europeo. Le tappe immediatamente prossime del processo di integrazione si propone che siano: una “Schengen della difesa”, per rendere più efficace e risoluto il sistema di difesa attraverso la cooperazione, soprattuto a fronte del fenomeno terroristico che è protagonista delle paure dei cittadini europei; un governo comune e condiviso dei flussi migratori, dalla distribuzione delle quote dei profughi richiedenti asilo e dalla gestione dei rimpatri alle politiche d’integrazione e cooperazione internazionale, in particolare per quel che concerne gli investimenti e la centralità del Mediterraneo; un sistema fiscale comune per la tassazione d’impresa, per evitare che il dumping diventi insostenibile per la salvaguardia del modello sociale europeo; un sussidio di disoccupazione europeo e un piano comunitario di contrasto alla povertà educativa.
Per ciò che riguarda le politiche economiche, il filo conduttore si propone che sia l’allentamento della morsa dell’austerity, con lo scorporo dai vincoli di bilancio degli Stati nazionali degli investimenti in sicurezza, ricerca e cultura.

Nel rivendicare gli sforzi, i progetti e i risultati dei quasi tre anni di Governo, da questo punto in poi la mozione sviluppa le proposte e i punti programmatici futuri per l’Italia, e lo fa snodandosi entro tre filoni principali: cura della persona, cura del territorio, cura del futuro.

La cura della persona prevede la centralità del sistema di welfare, un grande cantiere di riforma fiscale, lotta per l’affermazione dei diritti civili, della legalità, di una giustizia giusta.
C’è poi la proposta innovativa del cosiddetto “Lavoro di cittadinanza”: un progetto complessivo di politiche di sostegno del mercato del lavoro, che ha come punto distintivo l’investimento nelle politiche attive e nella formazione professionale, sia attraverso l’alternanza scuola-lavoro, sia attraverso un sistema di formazione continua in costanza del rapporto di lavoro, sia come servizi per la riqualificazione e il ricollocamento, anche mediante un sistema riformato e rinforzato di centri per l’impiego. Importante anche il sostegno all’occupazione giovanile mediante sgravi fiscali appositi, sia all’occupazione femminile mediante misure e orari flessibili per la conciliazione e un significativo investimento nel sistema di asili nido e servizi per l’infanzia. La novità più interessante sta nell’immaginare, sia circa lo sgravio contributivo che per le risorse per la formazione, una portabilità in capo al lavoratore, che egli si porta con sé sia dentro che fuori il mercato del lavoro.
Tra le altre proposte maggiormente rilevanti: l’estensione del REI (Reddito d’Inclusione), in predicato di essere portato ad attuazioni in queste settimane nella forma iniziale, ma limitata, come predisposto dalle relative risorse economiche e legge del Governo Renzi; investimenti nella non auto-sufficienza e in un sistema sanitario innovativo, di qualità e universalistico; politiche di contrasto alla crisi demografica; la continuazione del percorso di estensione dei diritti civili, dal testamento biologico allo ius soli, dal reato di tortura a quello di omofobia; lo snellimento e la riduzione dei tempi per la giustizia processuale, sia civile che penale che amministrativa che tributaria.

Il capitolo “cura del territorio” prevede una serie di misure e investimenti esattamente in questa direzione: un grande lavoro di ricostruzione delle zone colpite dal terremoto e il forte sostegno a un piano, “Casa Italia”, ideato dal Governo Renzi assieme a Renzo Piano, per la prevenzione del rischio sismico e la riqualificazione e messa in sicurezza degli immobili; interventi contro il dissesto idrogeologico, per l’edilizia scolastica, le bonifiche, la legge contro il consumo di suolo; politiche industriali per la Green Economy e la Circular Economy. Molto corposa è anche la sezione che riguarda il settore agricolo, nella sua valorizzazione a trecento sessanta gradi: economica, occupazionale, ambientale, sociale, culturale, in riferimento anche alla lotta agli sprechi alimentari insita nel Programma “Agenda30” dell’ONU sulla FameZero.

Per “cura del futuro” si intende, infine, un programma ad ampio raggio di politiche, dalla crescita economica alla questione meridionale, dall’istruzione alla cultura, all’innovazione digitale.

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