Promosso, bocciato od indebitato? Il fatidico momento

Dopo il tragico suicidio del giovane di sedici anni di Sassari, toltosi la vita a seguito della bocciatura, anche quest’anno si ripropone il difficile rapporto che moltissimi giovani hanno con i “no” che la vita loro riserva.

La percentuale dei giovani adolescenti che reagiscono con gesti estremi e/od eclatanti ai fallimenti scolastici è, purtroppo, in costante aumento, sia in Italia che nel resto dei Paesi più industrializzati. Come mai avviene questo?

Anche alla luce di un aumento dell’abbandono scolastico, specie tra gli studenti degli istituti professionali, è opportuno riflettere su quella che dovrebbe essere la più importante tra le variabili che concorrono a determinare un buon esito di un anno scolastico: la motivazione.

Al termine delle scuole di primo grado (le “vecchie” scuole medie), oggi è obbligatorio proseguire gli studi per almeno un altro biennio, ma è socialmente diffuso il pregiudizio che vede come soggetto sminuito nella propria valenza sociale colui che non consegue un diploma di scuola secondaria.

Da un lato le pressioni delle famiglie, dall’altro quello della società che spinge verso un successo personale quasi scontato, in mezzo i ragazzi. Ragazzi sempre più sbilanciati tra famiglie iperprotettive e famiglie troppo indifferenti, che non sanno più insegnare e trasmettere il senso di responsabilità e, consequenzialmente, la capacità di fare fronte alle delusioni, che sono parte della vita.

Indiscutibilmente chi subisce la bocciatura o la sospensione del giudizio vede seriamente messa in crisi la propria identità di studente. Inevitabile soffrirne, fondamentale riuscire a comprendere che il “no” ricevuto non è relativo alla propria persona, ma ad un ruolo che essa ha ricoperto: quello dello studente. Non serve a nulla inveire contro la sorte o contro il docente (o i docenti) ritenuti responsabili dell’esito infausto.

Occorre metabolizzare che i primi responsabili del fallimento scolastico sono i ragazzi stessi, per rimboccarsi le maniche e iniziare da subito un programma di recupero mirato, sia per rimediare il debito sia per colmare le lacune che hanno determinato la bocciatura.

Un lavoro complesso, sia per il giovane studente che per la sua famiglia, quello di ricostruire, o costruire ex-novo, la motivazione all’apprendimento. Il primo passo verso il superamento della delusione è, comunque, contestualizzare il fallimento.

Poi occorre un serio esame di coscienza per capire le vere cause del “no”: è l’occasione per valutare con serenità se l’indirizzo scolastico intrapreso corrisponde davvero alle attitudini personali. Infine, giusto, giustissimo sentirsi a posto con se stessi per i promossi: hanno centrato il loro traguardo. Per tutti vale la pena ricordare che ciascuno di noi è unico, nei propri sogni e nei propri progetti, e nessuno “vale” di più o di meno degli altri.

Anche se la nostra cultura trasmette messaggi diversi, un buon muratore ha pari dignità di un buon medico: ciò che conta è come si è “dentro”.

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