Psicofarmaci: fanno bene davvero? Effetti collaterali e disintossicazione

Secondo la medicina ufficiale si definiscono psicofarmaci tutti quei farmaci che influiscono sul funzionamento del sistema nervoso centrale e che vengono generalmente prescritti per curare disturbi mentali in ambito psichiatrico.

All’interno della generica definizione di psicofarmaci rientrano:

ansiolitici: per curare stati di ansia e di angoscia;

antidepressivi: per casi di depressione e distimia;

antipsicotici: per  patologie come schizofrenia e disturbo bipolare.

Quando gli psicofarmaci si rivelano utili

La prescrizione di questo tipo di farmaci è da tempo oggetto di ampi dibattiti. Variando da caso a caso e da patologia a patologia, ciò che alimenta i dubbi sulla reale efficacia degli psicofarmaci sono gli effetti collaterali.

L’assunzione di farmaci intossica il corpo e, se presi per lungo tempo, comporta dipendenza. Per questo motivo la scelta di assumere psicofarmaci deve essere attentamente valutata. Inoltre l’interruzione improvvisa causa sintomi di astinenza acuti.

I sintomi legati all’uso degli psicofarmaci

Prima di affrontare lo scottante tema della dipendenza da psicofarmaci vogliamo illustrarvi quali sono i casi in cui si ritiene che l’assunzione di questi medicinali può portare giovamento ai pazienti:

  • disinteresse, stanchezza, difficoltà a concentrarsi;

  • pensieri tristi, voglia di piangere, sensi di colpa;

  • insonnia;

  • perdita dell’appetito;

  • perdita del senso del valore di sé e della propria autostima;

  • idee di suicidio;

  • sindromi ansiose;

  • sindrome mista ansioso-depressiva;

  • tensione muscolare;

  • ipertensione.

Per patologie molto gravi si ritiene che la somministrazione di psicofarmaci sia l’unica soluzione. Ma è davvero così? Ecco una lista degli effetti collaterali.

Effetti legati al consumo di questi farmaci:

  • aumento del tono muscolare e contrazione;

  • riflessi tendinei rapidi;

  • anoressia;

  • crampi addominali;

  • pupille dilatate;

  • convulsioni e possibile stato epilettico;

  • psicosi con allucinazioni visive e uditive;

  • confusione e ideazione paranoica;

  • delirium;

  • umore instabile e irritabile;

  • disinibizione sessuale e aggressività;

  • pronuncia indistinta e loquacità;

  • movimenti scoordinati;

  • deficit di memoria, di attenzione e capacità critica;

  • compromissione delle attività sociali e lavorative;

  • nausea;

  • malessere, debolezza;

  • tachicardia e ipertensione;

  • sudorazione e ipertermia;

  • ansia diffusa;

  • deficit della memoria a breve e a lungo termine;

  • agitazione psicomotoria;

  • desiderio di assunzione;

  • disartria e convulsioni;

Effetti dovuti all’interruzione dell’assunzione non controllata.

  • paralisi respiratoria e intestinale;

  • cute secca e arrossata, diminuzioni delle secrezione mucosa;

  • gravi aritmie cardiache;

  • coma;

  • sonnolenza;

  • alterazioni del sonno;

  • riduzione della libido;

  • deficit erettili;

  • anorgasmia;

  • tremori;

  • vomito.

Come abbiamo visto i sintomi sono tanti e di vario genere. Molti di questi sono legati all’astinenza causata da un’interruzione troppo rapida dalle sostanze in questione. Infatti si consiglia una riduzione graduale dei quantitativi della sostanza che crea dipendenza e, nel caso fosse necessario, una sostituzione con farmaci meno incisivi.

Purtroppo, nella società attuale, si tende a prescrivere farmaci di questa categoria per curare patologie che, diversamente, troverebbero una soluzione anche senza l’uso di medicinali. La cosa più grave è l’abuso di prescrizioni ai bambini.

Stati come l’iperattività venivano, almeno fino a qualche anno fa, curati con psicofarmaci. Fortunatamente, però, sono iniziate campagna di sensibilizzazione contro l’uso sfrenato e incontrollato di medicinali che, come questi, causano forte dipendenza costringendo, quanti li assumono, ad usarli per tutta la vita.

Ci teniamo a specificare che gli psicofarmaci non curano la patologia psichiatrica o presunta tale ma, ne riducono i sintomi. Per cui una volta finita la cura, ridotto il quantitativo fino all’eliminazione completa, se non è stata affiancata la cura di uno psicologo o psichiatra, difficilmente il pazienta potrà dirsi guarito.

Per questa ragione, spesso, non è necessario arrivare ai farmaci. Spesso il sostegno di un medico è già sufficiente a superare condizioni psicologiche difficili. Questo, però, è valido per le malattie meno gravi. Per stati psicologici seri o addirittura pericolosi per se stessi e per gli altri non si può prescindere dalla prescrizione di psicofarmaci.

Leave a Reply

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *