Recensione del romanzo “La preda” di Irène Némirovsky

Irène Némirovsky , ebrea ucraina morta a soli 39 anni nel campo di concentramento di Auschwitz, è stata perseguitata dai nazisti nonostante si fosse convertita da tempo al cristianesimo. Anche suo marito morì dopo essere stato deportato, mentre le due figlie riuscirono a sfuggire ai loro assassini che per lungo tempo continuarono a braccarle, grazie all’interessamento di alcuni cari amici di Irène, portando sempre con sé durante la fuga una valigia piena di manoscritti e lettere della madre che vennero poi con il tempo quasi tutti pubblicati.
Irène Némirovsky era una donna colta di buona famiglia che parlava correntemente diverse lingue e dopo avere molto viaggiato si stabillì in Francia, affermandosi come scrittrice di grande talento. Il nazismo spense la sua vita, ma non la fiamma che ardeva nei suoi scritti che continuano ad essere pubblicati in tutte le lingue e a diffondersi a livello mondiale.
Nel romanzo “La preda” l’autrice disegna una società molto simile a quella odierna, durante gli anni immediatamente successivi alla grande crisi dei mercati azionari del 1929. Allora come oggi lo scambio di favori tra banchieri e politici aveva reso in tutta Europa la popolazione sempre più povera, i giovani sempre più disoccupati. In questo fosco quadro, nella Parigi degli anni Trenta si muove il protagonista Jean-Luc Daguerne, primogenito di una famiglia un tempo benestante che perde tutto. Orfano di madre in tenera età, il ragazzo cresce conoscendo la triste vita del collegio e della caserma, diventando poi un uomo arido ed insensibile. Bramoso di potere e di denaro, Jean-Luc Daguerne sposa una donna che non ama, calpesta amore e amicizia, diventa portaborse di un potente politico, ma quando sta per arrivare all’apice del successo all’improvviso tutto ciò per cui ha lottato non gli interessa più.

La sua visione della vita cambia nel momento in cui si accorge di essere innamorato di una donna che gli preferisce un altro, ai suoi occhi un miserabile, e il suo unico desiderio diventa quello di accoccolarsi fra le braccia di lei come il bambino che è stato. L’autrice, esprimendosi in una scrittura asciutta ma a tratti anche romantica, descrive efficacemente soprattutto nella gestualità le caratteristiche dei numerosi personaggi e ci regala anche un finale ad effetto.

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