Recensione del romanzo “Ogni angelo è tremendo” di Susanna Tamaro (2013)

 

È abbastanza comune, quando si supera la soglia dei cinquant’anni, cominciare a voltarsi indietro e  desiderare di mettere nero su bianco la storia della propria vita, guardandola da una nuova angolazione, con gli occhi di chi non è più un fanciullo. Nel libro “Ogni angelo è tremendo” l’autrice Susanna Tamaro dimostra di avere raggiunto la maturità necessaria per scrivere la propria storia, nel tentativo di esorcizzare un passato assai doloroso e di aprire completamente il suo cuore ai lettori.

La storia inizia dalla sua nascita avvenuta a Trieste in una notte di dicembre gelida e ventosa alla fine degli anni Cinquanta, quando i genitori non abbracciavano e non baciavano i figli né giocavano con loro, anzi, li facevano sentire presenze indesiderate nel mondo degli adulti.  La piccola Susanna Tamaro , che camminava nel suo appartamento in punta di piedi per non arrecare disturbo alla madre Anna Livia sempre nervosa e insoddisfatta, era una bambina troppo sensibile per poter sopportare senza conseguenze la fredda atmosfera di una casa dove il padre Giovanni, alcolizzato e donnaiolo, si faceva vedere di rado e dove la madre delusa dalla vita rivolgeva ai figli gelidi sguardi, offrendo loro solo cibo scarso e vestiti consunti e dismessi.

L’ambiente in cui è cresciuta l’autrice di questo romanzo autobiografico è quello in cui ai bambini non si danno mai spiegazioni; tutte le figure a lei care sono scomparse da un giorno all’altro senza un perché, dalla bambinaia giovane e affettuosa a cui si era assai affezionata, alla cara maestra delle elementari,  al padre che ricompariva di rado, vestito come se fosse sempre di ritorno da una vacanza al mare, ai parenti anziani che via via sono morti senza che nessuno versasse una lacrima per loro, ed infine ai cani di casa che quando cominciavano a dare fastidio venivano soppressi . La maggiore conseguenza dei traumi infantili a cui è stata sottoposta Susanna Tamaro è stata l’insonnia che ha contraddistinto tutta la sua vita (“Non dormivo perché pensavo alla morte”), oltre ad una estrema facilità al pianto e all’abitudine di non affezionarsi troppo alle persone o alle cose.

La narrazione  della vita di Susanna Tamaro prosegue  con l’annullamento da parte della Sacra Rota del primo matrimonio della madre e con i successivi due matrimoni di quest’ultima, il primo dei quali con un uomo che si rivela ben presto sadico e perverso. La madre, invece di difendere i  propri figli da questo personaggio pericoloso,  li allontana da sé, così la giovane Susanna si trova a vivere da sola in un’età in cui non è ancora pronta ad affrontare la vita, ed è solo grazie ad un riavvicinamento con la nonna materna che riesce a non crollare. Susanna Tamaro non si vergogna di raccontare che alcuni suoi parenti sono stati preda dell’alcool e di malattie mentali, arrivando in alcuni casi al suicidio, né di narrare le sue sedute dagli psichiatri  accompagnata  dalla madre che non riusciva a comprenderla: “Già da appena nata piangevi in modo diverso da tutti gli altri bambini”.

Può non diventare scrittrice una donna che annovera tra gli amici di famiglia James Joyce e Giuseppe Ungaretti e che discende da Italo Svevo?  Susanna Tamaro non voleva diventare scrittrice, e i suoi studi prima alle magistrali e poi al Centro sperimentale di cinematografia sembravano portarla effettivamente altrove, ma la passione giovanile per i poeti russi, francesi e tedeschi era probabilmente il sentore di un destino già tracciato nel mondo della letteratura. Lei stessa narra che quando aveva circa venticinque anni, dopo essersi  trasferita a Roma e avere riallacciato i rapporti con il padre, una mattina di maggio passeggiando sul ponte Sisto le si affollò nella mente all’improvviso un fiume di parole che volevano assolutamente essere scritte, tanto che dovette immediatamente acquistare un quaderno e una biro per metterle su carta all’istante: così la vocazione della scrittura è esplosa in lei.

Il passato di Susanna Tamaro è stato terribile, ma lei è riuscita a prendere il meglio dalla sua variegata famiglia, a perdonare chi non ha saputo amarla e ad esprimere con la sua scrittura un vero attaccamento alla vita e a tutte le creature che popolano questo mondo, diventando con i suoi venti libri già pubblicati una grande della letteratura italiana. Leggendo “Ogni angelo è tremendo”,  i lettori meno giovani  possono ripensare con nostalgia alle figurine attaccate all’album con la colla casalinga a base di farina, alle avventure di Rintintin, al Lego, alla moneta da cinquecento lire, alla merenda con pane, burro e zucchero, nonché ai pranzi domenicali con tutti i parenti a casa dei nonni. Dopo avere letto questa storia commovente non si può fare a meno di provare il desiderio di abbracciare questa piccola grande donna triestina che ha voluto aprirci il suo cuore.

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