Roma, una capitale al tramonto tra corruzione e degrado

Lo hanno capito tutti, italiani e stranieri, che Roma sta attraversando una crisi politica, morale, culturale, sociale e civile senza precedenti. Chi dice che la Città Eterna è ancora un capitale moderna, una metropoli tra le più importanti d’Europa, farebbe bene a ricredersi, altrimenti rischierà di ritrovarsi tra le mani i cocci di una città che di eterno avrà solo le sue rovine, rimaste lì a rievocare la storia come se fossero gli ultimi giorni di Pompei.

Politica torbida, cattiva amministrazione, degrado metropolitano, criminalità organizzata stanno demolendo una città che ha impiegato secoli per costruirsi una reputazione. La crisi non si rileva solo dagli scandali giudiziari che hanno travolto la capitale e la giunta comunale, ma anche dalle piccole realtà di tutti i giorni, dai parchi pubblici abbandonati, dai servizi inefficienti, dai trasporti malfunzionanti.

Lo scandalo di Mafia capitale, poi, ha inferto il colpo di grazia all’agonia capitolina. Scoperchiando una gigantesca associazione per delinquere in cui politici, funzionari pubblici, imprenditori, manager, criminali, delinquenti, trafficanti di uomini e di droga si incontravano, si incrociavano, intrattenevano rapporti affari loschi, in allegra spartizione di appalti pubblici, di commesse statali, di finanziamenti europei.

Qualcuno ha detto che la mafia a Roma non c’era. E invece c’era, eccome. Non è bastata l’epopea della banda della Magliana degli anni Ottanta per convincere gli scettici. C’è voluto l’avvento dei Carminati, dei Senese, dei Facciani, dei Casamonica, dei funerali dei boss in pompa magna, con carri trainati da cavalli neri, limousine di lusso, elicotteri che spargevano pedali di rose, colonne sonore del Padrino come sottofondo. Un funerale mafioso in piena regola, celebrato tra l’impotenza delle istituzioni e la derisione dei giornali del mondo intero.

“Roma antica città, ora vecchia realtà”, cantavano i Matia Bazar nel 1983. Bene. Trent’anni dopo la situazione è peggiorata. Il degrado deborda da ogni angolo, i rifiuti invadono le strade, i topi ballano e cantano, la prostituzione dilaga perfino intorno ai palazzi del potere. La riqualificazione di molte aree cittadine non è mai decollata, le pregevoli architetture ottocentesche sono preda di vandali, con scritte oscene e affissioni abusive. Roba da Terzo Mondo, a essere buoni.

Gli esperti fotografano la situazione senza però proporre soluzioni, forse perché di soluzioni non ce ne sono per fermare una debacle che avanza come un rullo compressore. Le lamentale dei cittadini, notoriamente cinici verso la politica, si sono tramutate in rassegnazione e le visite dei turisti in osservazioni di cocente delusione.

Roma sembra una vecchia matrona, con il corpo lardoso e i piedi callosi, che passa le giornate a riflettere nello specchio quello che è stata e quello non potrà più essere. Perché le glorie di un tempo non servono in un mondo che da Berlino a Barcellona, da Sydney a Shanghai, da Londra a Parigi, ha scelto un altro modo di dipingere le vere metropoli.

 

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