Romanzo di una strage. Per non dimenticare Piazza Fontana

E’ prossima l’uscita del film di Marco Tullio Giordana, basato sulla strage di Piazza Fontana, avvenuta il 12 dicembre 1969. Una pellicola che analizza uno degli avvenimenti che più hanno contraddistinto la società italiana del Dopoguerra e che ha prodotto effetti nefasti per oltre un decennio. Di fatto, costituisce il primo evidente caso riconducibile alla cosiddetta “strategia della tensione”, ovvero a quel fenomeno che fu fonte di una serie sanguinosissima di eventi terroristici e che si concluse con la strage alla stazione di Bologna del 2 agosto 1980.

Una vicenda del tutto italiana, che vide alcune componenti dello “Stato” impegnate a salvaguardare l’assetto “democratico” costituito adoperando mezzi terroristici, seppure in via mediata servendosi di elementi appartenenti ai gruppi estremisti armati, che costellarono la scena extra parlamentare italiana degli anni ’70.

Un quadro torbido, nel quale connivenze, accordi stretti anche con associazioni criminali, consentirono allo “Stato democratico” italiano, sostenuto dai sempre presenti “consulenti” statunitensi, di evitare che il il partito comunista più forte dell’Occidente potesse raggiungere il governo del paese, grazie ai successi elettorali.

A pagarne le conseguenze con la vita furono centinaia di persone, coinvolte come inconsapevoli vittime di un gioco di cui non conoscevano nemmeno l’esistenza. Il potere si manifestò in tutta la sua violenza, senza alcuna remora in merito alle innocenti vite strappate.

Ancora oggi i termini della questione sono avvolti nel mistero, nessun colpevole è stato individuato. Molti dei protagonisti non sono più in vita, ma resta quel senso di disorientamento legato alla constatazione di aver assistito a delitti per i quali i colpevoli, o quanto meno i mandanti, sono stati coloro chiamati a tutelare il vivere civile della nostra nazione.

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