“Sei fuori posto”: l’antologia di Einaudi Stile Libero

Se fosse un film “Sei fuori posto” – la nuova antologia di Einaudi Stile Libero – avrebbe unito un cast di attori d’eccezione che racconterebbe storie alla Tarantino. Dove storie si uniscono ad altre storie, dove i punti di vista si intrecciano, vengono capovolti ma non stravolti.

Sei storie italiane, che spaziano dal Nord al Sud, raccontate da uomini e donne: Roberto Saviano, Carlo Lucarelli, Vale­ria Par­rella, Piero Colaprico e Simona Vinci.

Stili inequivocabili in cui è Saviano a prendere in mano le redini con “Il contrario della morte” in cui si racconta quello che succede ad un giovane reduce dall’Afghanistan che incontra la sposa di un compagno rimasto ucciso.

Un secolo indietro, in “Ferigi”, si racconta di un’altra guerra: è la volta di Lucarelli che fa raccontare alla serva Aster la paura che i soldati italiani fanno alle donne di Massaua, una colonia Eritrea. Il domino continua, in “Premio”, dove si racconta di schiave, serve, come quelle del racconto di Valeria Parrella che forse, in un’Italia del secondo dopoguerra, troveranno la libertà.

Una libertà che invece non c’è nella Milano degli anni Ottanta raccontata da Piero Colaprico dove, nella sua “Scala C”, un maresciallo rivive una storia quasi dimenticata grazie alla domanda del nipote. Torna il tema della libertà con Wu ming e la strana indagine che fa condurre al suo personaggio di punta  per scoprire chi è davvero American Parmigiano.

Sei fuori posto si conclude, fin troppo presto, con il racconto “Una strana solitudine” di Simona Vinci, questa antologia tutta italiana, molto scenografica, che ci fa capire quanto quei sei personaggi fossero davvero fuori posto.

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