Si profila l’avvento del voto elettronico: l’Estonia insegna

Secondo alcuni, il voto elettronico rappresenta il futuro della democrazia. Elettori collegati tutti via Internet che prendono decisioni on line. Secondo altri, invece, è un doppio ed enorme rischio: perchè le elezioni elettroniche sono più ”hackerabili” di quelle cartacee, e perchè un clic dal pc rischia di rendere troppo frettoloso e superficiale l’esercizio dei diritti democratici.

Certo è comunque da più un decennio che gli esperimenti in questo ambito vanno avanti. Ad esempio, nel novembre 2011 i disabili di cinque contee dell’Oregon hanno potuto esprimere la propria preferenza politica per sostituire il democratico David Wu, travolto da uno scandalo sessuale, grazie ad altrettanti iPad donati da Apple e a un software sviluppato dal governo locale.

Ma è l’Estonia ad aver abbracciato più di ogni altro Paese il voto on-line: ”Un processo graduale, che nell’arco di cinque tornate elettorali ha visto un incremento dei partecipanti al voto on line dai 9 mila del 2005 agli oltre 140 mila del 2011”, dice il consulente del comitato elettorale estone, Priit Vinkel. Il sistema, sviluppato da Cybernetica Ltd, è chiamato I-voting: fino a 4 giorni prima dell’apertura delle urne, e per una settimana, basta inserire l’apposito codice Pin e apporre sulla preferenza una firma elettronica, e il gioco è fatto. ”In Estonia – spiega Vinkel – concepiamo il voto via Web come un supplemento, non deve rimpiazzare il voto tradizionale bensì potenziarlo”.

Tra gli esperti di sicurezza informatica, è tuttavia diffusa la preoccupazione che qualcuno ”hackeri” le elezioni, Brogli digitali persino più insidiosi di quelli cartacei in quanto invisibili, e difficilmente individuabili perfino dagli addetti ai lavori. Ma gli allarmi non convincono tutti. E c’è chi aggiunge puntuali contro-argomentazioni. La principale, condivisa tra gli ottimisti, è che ”hackerare” un sistema non significa che tutti i sistemi siano ”hackerabili”: semplicemente, vuol dire che ci sono dei punti deboli da rimuovere.

E poi, aggiunge Ernesto Belisario, presidente dell’associazione italiana per l’Open Government, ”votare al seggio non è un vincolo di natura, ma era l’unico modo di votare quando non esistevano le tecnologie di cui disponiamo oggi”. Inoltre, a fronte di problemi di sicurezza ancora in gran parte ipotetici, i vantaggi sono tanti, e realissimi. Non solo per disabili e residenti all’estero. ”Meno costi, più flessibilità, risparmi energetici e trasparenza”, spiega Manuel Kripp, direttore del Competence Center for Electronic Voting and Participation. La conclusione è evidente: ”Dobbiamo andare on-line, non abbiamo altra scelta se vogliamo aumentare l’affluenza”.

2 Comments

  1. naly 6 giugno 2012
  2. mediavertigo nik 7 giugno 2012

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