Spread alto, rating basso e l’Italia sotto osservazione: chi ci guadagna?

moodys ratingContinua l’altalena della fiducia degli investitori internazionali nei confronti del nostro Paese.

E’ uno scenario già visto: lo spread BTP-BUND scende, i rendimenti dei titoli decennali scendono e le borse guadagnano diversi punti percentuali fino a che le agenzie di rating non decidono di invertire le tendenze di mercato.

Dopo aver sfiorato nuovamente la quota dei 400 punti base stamane il differenziale di rendimento si attesta attorno ai 371 punti. I timori dovuti ad un possibile imminente default greco, causato dal mancato accordo con l’Unione Europea per i finanziamenti di Marzo, hanno fatto la loro parte, ma gran parte della responsabilità di questa breve inversione di tendenza sta nell’ennesimo colpo basso di un’agenzia di rating: Moody’s.

E’ di pochi giorni fa la notizia che l’agenzia avrebbe messo sotto osservazione per un possibile taglio il rating di 114 banche europee. Nel mirino dell’agenzia statunitense ci sono praticamente tutte le maggiori banche europee: Barclays, BNP Paribas, Commerzbank, Credit Agricole, Deutsche Bank, HSBC, Ing group, Royal bank of Scotland, Santander, Société Générale e Unicredit.

L’Italia, in particolare, ha il maggior numero di banche cui il rating è stato messo sotto revisione con ben 24 istituti, seguita da Spagna, Francia e Regno Unito. In una nota rilasciata dalla stessa agenzia a commento del possibile declassamento si precisa: «riflette, a differenti gradazioni, la pressione combinata derivante dal prolungato impatto della crisi dell’area euro, che rende l’ambiente operativo molto difficile per le banche, il deteriorarsi del credito sovrano nell’area euro e le sostanziali sfide che devono affrontare le banche con significative attività sul mercato dei capitali». Inoltre viene specificato anche come tutto questo sia legato anche al recente declassamento del rating del debito sovrano italiano da A2 ad A3, della Spagna da A1 ad A3 e del Portogallo da Ba2 a Ba3.

Dunque gli investitori che comprano titoli debito sovrano degli Stati dell’Eurozona non sono preoccupati di perdere i loro capitali? D’altronde, se dovessero seguire le opinioni di S&P o Moody’s la domanda dei nostri titoli di stato dovrebbe scendere anziché salire. Quindi è lecito domandarsi se sono gli investitori ad essere degli incoscienti, oppure se la verità è un’altra.

Nasce spontaneo il sospetto che le agenzie di rating favoriscano, seppur in modo indiretto, gli speculatori, anziché i piccoli-medi investitori, vero e proprio motore dell’economia di uno stato. Tenendo bassa la fiducia nei confronti di un debito sovrano, crescono i tassi di interesse e quindi i profitti per i furbetti, il tutto a discapito di un Paese come l’Italia che, grazie alla sua grande ricchezza nel privato, riuscirà ancora per molto tempo a pagare tassi anche molto alti semplicemente prelevando danaro dalle tasche dei cittadini.

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