Suicidio assistito, roba da ricchi?

E’ di questi giorni la notizia del suicidio assistito da parte del fondatore del Manifesto Lucio Magri, recatosi in Svizzera per porre fine alla sua vita nel modo più dignitoso possibile.

Tralasciando i dibattiti ideologici sulla dolce morte, argomento per il quale si potrebbe discutere per delle ore, un ulteriore spunto di riflessione è offerto analizzando i costi che comporta quest’operazione.

La scelta effettuata da Magri merita rispetto, ma proviamo ad analizzare come si sarebbe dovuto comportare una persona “normale” affetta da una malattia terminale o da una grave patologia mentale? Quante persone possono realmente pagare tra i 5 e i 9 mila euro per morire “dolcemente”?

La verità è che siamo ancora lontani dal rendere dignitosa la morte almeno quanto la nascita della vita e per quanto paesi come la Svizzera possono sembrare all’avanguardia rispetto ad altri, hanno semplicemente trasformato il dramma e il suicidio di una persona in un semplice business.

La libertà di un paese non si può misurare in base a quante persone possono permettersi di compiere una libera scelta, ma in base a quanti realmente sono in grado di applicarla, sino a quel momento, le persone normali continueranno a porre fine alla loro esistenza usando i metodi che esistono da millenni.

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