UE-Canada: via libera al CETA. Cosa dice l’accordo di libero scambio.

Con 408 sì, 254 no e 33 astenuti, in data 15 febbraio 2017 il Parlamento europeo ha accordato la ratifica dell’accordo firmato il 30 ottobre 2016 tra Unione Europea e Canada, denominato CETA, acronimo di “Comprehensive Economic and Trade Agreement”: un accordo di libero scambio le cui trattative sono perdurate dal maggio 2009 al settembre 2014.

Il relatore, europarlamentare del PPE Artis Pabriks, ha così commentato il via libera durante la plenaria di Strasburgo: “con l’adozione del CETA, abbiamo preferito l’apertura, la crescita e standard elevati al protezionismo e alla stagnazione. Il Canada è un Paese con il quale condividiamo valori comuni e un alleato sul quale possiamo fare affidamento. Insieme possiamo costruire ponti, invece di un muro, per la prosperità dei nostri cittadini. CETA sarà un punto di riferimento per gli accordi commerciali futuri in tutto il mondo”.

Il libero scambio, una delle teorie economico-commerciali più longeve già apprezzata dagli economisti classici Adam Smith e David Ricardo, è una pratica che contribuì in modo significativo durante la seconda metà del XX secolo alla crescita economica mondiale, a partire dal 1949, anno della prima riunione del GATT – l’attuale WTO – nella piccola cittadina francese di Annecy. Allora si procedeva attraverso cosiddetti round multilaterali, cioè turni negoziali grazie ai quali i dazi di ogni paese aderente venivano ridotti gradualmente anno dopo anno. Oggi questo meccanismo si è inceppato: l’ultimo round – quello di Doha del 2001 – è fallito dopo ben dieci anni di trattative. Strada obbligata quindi per liberalizzare il commercio mondiale sono gli accordi bilaterali, come appunto il CETA ed il fratello maggiore, il famigerato TTIP (seppur ormai definitivamente sepolto dopo la vittoria di Trump).

Cosa è puntualmente previsto in questo accordo UE-Canada?

Innanzitutto, sono da citare gli abbattimenti doganali interessati. Si parla della diminuzione, da parte del Canada, del 90,9% dei dazi dei prodotti agricoli al momento dell’entrata in vigore del Ceta e del 91,7% dopo una transizione di 7 anni. Ottawa aprirà una quota da 18.500 tonnellate per i formaggi europei, supplementare a quella già prevista dagli accordi Wto. L’Ue, da parte sua, eliminerà il 92,2% dei dazi agricoli all’entrata in vigore e il 93,8% dopo 7 anni. L’Ue ha concesso al Canada contingenti a dazio zero per: circa 50.000 tonnellate di carne di manzo non trattato con ormoni (0,6% dei consumi europei), 75.000 tonnellate per le carni suine (0,4%) e 8.000 per il mais dolce. Sopra le quote concordate su questi prodotti sensibili, l’Ue continuerà ad applicare dazi, che saranno invece azzerati su grano tenero e duro, semi oleosi e legumi. L’accordo CETA non rimuoverà le barriere doganali per i servizi pubblici, i servizi audiovisivi e di trasporto e per alcuni prodotti agricoli, come ad esempio i prodotti lattiero-caseari, il pollame e le uova.
Il Ceta contiene poi disposizioni che rafforzeranno la tutela delle denominazioni dei vini in Canada e permetteranno di superare barriere tecniche all’export Ue di vino e alcolici. Prevede il riconoscimento di 143 prodotti alimentari Dop e Igp europei, di cui 39 italiani, con soluzioni ad hoc per le denominazioni contese. Il Prosciutto di Parma, finora bloccato da un marchio locale, potrà vendere in Canada con la propria denominazione. La lista delle Dop è aperta, con denominazioni che potranno essere aggiunte in un secondo momento.

Durante i negoziati, l’UE ha garantito l’inclusione di clausole per uno sviluppo sostenibile, per salvaguardare gli standard ambientali e sociali e garantire che il commercio e gli investimenti le incrementino.
Per fugare le preoccupazioni dei cittadini che l’accordo dia troppo potere alle multinazionali e che i governi non possano legiferare per tutelare la salute, la sicurezza o l’ambiente, l’UE e il Canada hanno entrambi confermato esplicitamente, sia nel preambolo dell’accordo sia nella dichiarazione comune allegata, il diritto degli Stati a rifarsi al diritto nazionale. In risposta alle pressioni parlamentari, il meccanismo di risoluzione delle controversie investitore-Stato è stato sostituito dall’Investment Court System (ICS) in modo da garantire il controllo del governo sulla scelta degli arbitri e migliorarne la trasparenza.

Secondo elaborazioni Nomisma su dati Istat, nel 2015 l’Italia ha esportato in Canada prodotti agroalimentari per oltre 720 milioni di euro (circa 300 solo di vino) e ha importato per circa 450 milioni di euro, soprattutto cereali come il grano. Secondo i suoi sostenitori, l’accordo dovrebbe aumentare i volumi di scambio riducendo i costi delle esportazioni.

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